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Primo Maggio festa tra crisi e disoccupazione

Senza lavoro 2,1 milioni di italiani. E i giovani «senza speranza» sono 1,5 milioni
Festa del lavoro all’insegna della crisi e della disoccupazione, che in Italia – secondo gli ultimi dati dell’Ilo – arriva ad un tasso del 9,7% e diventa ancora più ampia considerando anche cassintegrati e scoraggiati.

Il Primo Maggio cade quest’anno proprio mentre è più caldo il confronto tra sindacati e governo, alla vigilia del voto sul nuovo ddl lavoro. Così il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, alla trasmissione radiofonica satirica «Un giorno da Pecora», tra il serio e il faceto, si lascia scappare una battuta sul ministro del lavoro, Elsa Fornero: «Perché i sindacati non hanno invitato al Primo maggio il ministro del Lavoro, Elsa Fornero? Perché domani è una giornata di festa, non si piange».

Punture di spillo a parte, il sindacato non si rassegna alla crisi; rilancia così su crescita e lavoro: saranno queste, infatti, le parole chiave dello striscione dietro al quale sfileranno oggi a Rieti i leader di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti per festeggiare il primo maggio, il più difficile degli ultimi 10 anni sul fronte della disoccupazione.

Secondo la scheda sull’Italia dell’Ilo (l’organizzazione internazionale del lavoro) il nostro Paese ha raggiunto nel quarto trimestre del 2011 il 9,7% di disoccupazione, il peggiore dal 2001 mentre il tasso di occupazione nella fascia 15-64 anni scende al 56,9%. Il tasso «reale» di disoccupazione, secondo l’Ilo, «potrebbe risultare superiore» poichè ai quasi 2,1 milioni di disoccupati si aggiungono 250.000 lavoratori in cassa integrazione (quando si è in cig non si lavora ma si resta dipendenti dell’azienda e quindi formalmente occupati, ndr). In particolare l’Ilo definisce «allarmante» il livello dei Neet, ovvero i giovani che non studiano, non lavorano e non frequentano corsi di formazione, che ha raggiunto quota 1,5 milioni. Preoccupa inoltre la percentuale di coloro che pur essendo in età da lavoro decide di non cercarlo più (il 5% della forza lavoro secondo l’Ilo), la disoccupazione giovanile (al 32,6% nel quarto trimestre) e la disoccupazione di lunga durata (oltre la metà dei senza lavoro complessivi).

La priorità secondo l’organizzazione è «trovare un equilibrio sostenibile tra risanamento fiscale e ripresa dell’occupazione. Le misure di austerità – scrive l’Ilo a proposito dell’aumento della pressione fiscale per ridurre il deficit – rischiano di alimentare ulteriormente il ciclo della recessione e di rinviare ancora l’inizio della ripresa economica e il risanamento fiscale».

«Sarà il primo maggio – ha detto Camusso – di un Paese attraversato da una crisi lunga con una condizione generale delle persone che è sempre più preoccupata della disoccupazione, della difficoltà di reggere con il reddito a disposizione. Nello stesso tempo però è un primo maggio in cui non bisogna rinunciare al cambiamento, all’idea che c’è un declino ineluttabile del Paese: si può contrastarlo, a partire dal lavoro e dalla creazione di lavoro. E il messaggio che noi vogliamo mandare è proprio questo: non ci rassegnano, non rinunciamo al cambiamento».

Bonanni esprime preoccupazione per la «miscela esplosiva» che si sta creando nel Paese. «La gente – ha detto – è stanca di fare sacrifici, senza un segnale altrettanto chiaro da parte delle istituzioni e della politica. Il Governo dei professori non basta. Ecco perchè di fronte a questa situazione noi continuiamo a sollecitare un patto per la crescita in cui tutti facciano la propria parte per favorire il rilancio degli investimenti».

«Il principale messaggio – afferma Angeletti – è che bisogna ridurre le tasse sulle buste paga perché , non solo è giusto ma è lo strumento più importante che abbiamo per evitare l’acuirsi della recessione e quindi della perdita di posti di lavoro . Bisogna riaumentare i consumi nel nostro Paese altrimenti lavoro e crescita restano solo parole».

Il segretario generale dell’Ugl, Giovanni Centrella che festeggerà il primo maggio a Priolo Gargallo «senza idee concrete per lo sviluppo, l’Italia non riuscirà ad uscire dalla crisi e a creare nuova occupazione».

da www.lagazzettadelmezzogiorno.it