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Una Regione Salento? Dagli Enti un coro di «no»

Province sì, province no. Il decreto Monti sulla revisione della spesa, sulla carta ne eliminerebbe la metà. E le ipotesi su accorpamenti e possibilità di salvataggio si rincorrono. Alla fine, tuttavia, potrebbe accadere che si faccia tanto rumore per nulla. È il presidente del gruppo del Popolo delle libertà alla Regione Puglia, Rocco Palese, salentino doc, a spegnere i bollori: «Vogliono fare la revisione della spesa, eppure io dico: che il Padreterno ce la mandi buona. Il provvedimento del governo non prevede sanzioni per chi non si adegua. Anche questa storia dell’eliminazione delle Province. Quando non ci sono sanzioni spesso i provvedimenti non vengono applicati da nessuno».

Anche l’ex presidente della Provincia di Lecce, oggi parlamentare, Lorenzo Ria, invita a riflettere. «Mi sembra che tutto questo baccano sia un tantino strumentale. Io andrei cauto quanto all’idea che la provincia di Lecce rientri tra quelle che scompaiono solo perché ha u n’estensione inferiore a quella prevista per poche decine di metri quadrati. E poi lo stesso decreto ministeriale rimette alle Regioni il compito di definire l’assetto definitivo sul proprio territorio. Si stanno facendo troppe, inutili fughe in avanti. Per sopravvivere, alla Provincia di Lecce basterebbe modificare i confini di quel tanto che basta, chissà, accorpando un Comune come Avetrana o San Pietro Vernotico e il problema sarebbe risolto. Ovviamente sono solo riflessioni in libertà. Mi pare che come al solito, con questo ritorno di fiamma per la Regione Salento, si voglia fare solo fare strumentalizzazione».

E qui casca l’asino. Perché qualcuno, proprio visto il decreto Monti, riavanza l’idea di mettere insieme le province di Taranto, Brindisi e Lecce per realizzare il progetto della Regione Salento. Tra questi non c’è sicuramente il senatore Pdl di Matino, Rosario Giorgio Costa. «Brindisi, Lecce e Taranto insieme. Che problema è mai questo? Tanto alla fine le Province non saranno soppresse. E io sono d’accordo che non vadano soppresse, non se ne può fare a meno. Il problema dei problemi sta nelle Regioni nella misura in cui sono diventate grandi carrozzoni di gestione, dei quali ormai a cadenza periodica si occupano i magistrati penali. Nelle Regioni ormai è evidente il conflitto insopportabile tra attività legislativa e gestionale. E il Consiglio regionale, che dovrebbe controllare, non ce la fa a controllare l’attività della giunta. La prova delle prove l’ho avuta in commissione antimafia quando abbiamo convocato tutti i presidenti dei consigli regionali per dire loro: datevi un codice di autoregolamentazione. Il risultato è stato che, alle ultime elezioni, in tutte le liste di tutti i partiti, centrodestra centrosinistra, c’erano persone che non dovevano esserci».

A completare il coro di politici, che non credono neanche un po’ all’ipotesi di una Regione Salento, c’è il senatore brindisino (è di Torre Santa Susanna), Michele Saccomanno, anch’egli Pdl. «Ognuno può chiedere ciò che vuole, ma mi sembra che si tratti di una proposta più di carattere emotivo e non dettata dalla logica. Sono convinto che i territori vadano promossi e che tale promozione debba tuttavia passare attraverso la ricchezza delle diversità».

Chi invece pensa che la Regione Salento sia una buona idea è la senatrice, leccese doc, Adriana Poli Bortone, del gruppo parlamentare di Coesione nazionale. «L’accorpamento delle province di Lecce, Brindisi e Taranto – dice – deve migliorare realmente le funzioni degli enti e garantire maggiori servizi ai cittadini. Già una decina di anni fa, in qualità di sindaco di Lecce, insieme ai colleghi di Brindisi, Domenico Mennitti e di Taranto, Rossana Di Bello, lanciammo la proposta di un simile accorpamento. Lo facemmo nel corso di una conferenza stampa nella quale proponemmo anche il logo. Oggi, i fatti tornano attuali più che mai e impongono una riflessione. Se accorpamento deve essere, devono essere conferite funzioni reali agli enti in questione. Tra l’altro proprio un emendamento al disegno di legge costituzionale, porta la mia firma e riguarda l’istituzione della regione Salento. A questo punto chi si è fatto fervido promotore di questa iniziativa in ambito locale sostenga il mio emendamento».

In effetti, quella delle funzioni è una questione che torna molte volte nei ragionamenti dei politici quando si parla del nuovo assetto istituzionale con dentro le nuove Province. Le Province, di fatto, anche quelle che si salvassero dal provvedimento di revisione di spesa, sarebbero comunque destinate a diventare enti strumentali di secondo livello. «Le Province non hanno compreso – è la riflessione di Lorenzo Ria – che oggi l’assetto istituzionale fonda tutto su due pilastri: le risorse e la responsabilità. Gli enti locali sono chiamati oggi a reperire sul territorio le risorse che lo Stato trasferisce in maniera sempre minore. E in questo senso è da condividere l’idea di chi ormai da anni rivendica in capo alle Regioni e ai Comuni l’autonomia impositiva. Ma il punto è proprio questo. Siccome sono le Regioni e i Comuni gli enti ai quali affluiscono le risorse e che ora rivendicano l’autonomia impositiva, era evidente da tempo che le Province dovessero ridefinire il proprio ruolo. Oggi – continua Ria – la prospettiva è trasformarle in enti di secondo livello e questo Monti ha fatto. È un’idea che ricalca una proposta a suo tempo depositata anche da me. Se invece di fare questo nuovo decreto fosse andata avanti quest’idea, ovvero le Province come enti di secondo livello, non staremmo oggi a parlare di fantomatici accorpamenti. Non dico che si tratti di un diversivo – dice ancora Ria – ma questo essere altalenanti, questo cambiare continuamente idea da parte di Monti, crea disorientamento dal punto di vista dell’assetto istituzionale. Capisco pure che Ferrarese, presidente della Provincia di Brindisi, voglia rilanciare sull’idea di Grande Salento, ma far riprendere fiato al movimento, che chiede la nascita di una nuova regione è una cosa che non sta né in cielo né in terra. Credo che l’unico disegno per un assetto istituzionale serio sia fare le macroregioni».

Il tema delle macroregioni è ripreso da Palese. «In base alla situazione attuale e alle funzioni trasferite alle regioni – dice il capogruppo Pdl alla Regione – c’è un grosso problema che si sconta ad esempio quando si parla del finanziamento della sanità. Le piccole Regioni hanno grossi problema di tenuta. Invece di inseguire sogni irrealizzabili, cerchiamo di completare una volta per tutte le riforme costituzionali e istituzionali. Al momento non si capisce se siamo Paese a struttura centralizzata o federale, non siamo né carne, né pesce. La riforma fatta in questa maniera ha provocato la triplicazione se non la quadruplicazione dei costi. Sarebbe cosa buona e giusta, che si facesse una Costituente per mettere ordine nell’organizzazione dello Stato. Stiamo pagano a caro prezzo la modifica della Costituzione a colpi di maggioranza, che sono rimaste appese. Questa delle Province è solo l’ultima di queste questioni. Il governo vuole eliminarle? Allora facesse la modifica alla Costituzione o le dimensionamasse in maniera tale da farle funzionare. Invece Monti un girono dice una cosa, il giorno dopo ne dice una diversa. Così finisce come al solito che il provvedimento viene stracciato» .