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2 anni senza di te,Ivan …Alla ricerca della verità! Indignazione del generale Garofano”Totale mancanza di indagini”

Caso Ivan Ciullo. Nessuna risposta alle tante domande dei genitori sulla scomparsa del giovane dj acquarichese, morto apparentemente suicida il 21 giugno di due anni fa. Forte indignazione per la quasi totale assenza di indagini svolte finora. “Io veramente rimango indignato di fronte a questa superficialità, a questa totale mancanza di indagini che andava fatta comunque in itinere, anche attraverso la conservazione dei reperti, che abbiamo visto, scandalosamente essere stati eliminati. Diventa davvero difficile giustificare tutto questo” a parlare stavolta è il generale dei R.I.S. Luciano Garofano, dagli studi televisivi della nota trasmissione “Quarto Grado”, che venerdì scorso ha ospitato mamma Rita e papà Sergio dedicando un ampio servizio al caso di Ivan.

Era il 10 febbraio scorso quando il Gip Vincenzo Brancato disponeva di procedere all’acquisizione delle celle telefoniche agganciate sia dal cellulare in uso a Ivan, che da smartphone, tablet e utenze in uso all’uomo con cui Ivan aveva intrattenuto contatti fino all’ultimo. Il giudice chiedeva di estrapolare il contenuto dei messaggi eventualmente inviati da quest’ultimo a terze persone nel periodo risalente ai giorni antecedenti al 23 giugno 2015, e disponeva anche di acquisire dati e file del gps, se installato nell’auto dell’uomo. Il giudice aveva, inoltre, disposto di acquisire copia del file concernente la durata della sosta effettuata quel 21 giugno dall’auto condotta da Ivan negli immediati pressi dell’abitazione dell’uomo.

Novanta i giorni a disposizione prima di depositare gli esiti delle indagini suppletive coordinate dal sostituto procuratore Ruggiero. I novanta giorni sono scaduti da più di un mese. Nessuna ancora la ripsota giunta alla famiglia di Ivan, che continua instancabile a cercare la verità. Pochi giorni fa un lungo servizio andato in onda durante la trasmissione “Quarto grado” è stato dedicato a questo caso. Di fronte ai genitori, presenti negli studi televisivi, il Generale dei R.I.S. Luciano Garofano non ha risparmiato parole dure nei confronti degli inquirenti. Molti, troppi gli elementi che non tornano, i dubbi che ancora permangono. Pochi e superficiali i risultati finora ottenuti dalle indagini. Nessuna autopsia. Nessuna spiegazione sul perché gli indumenti di Ivan siano andati distrutti o persi e mai riconsegnati ai familiari o agli inquirenti (anche a questi si riferiva il generale Garofano quando parlava di reperti “eliminati”). Nessuna la risposta alla domanda “Come mai Ivan è stato rinvenuto con le gambe genuflesse e non penzolanti?” Nessuna la risposta ottenuta alla domanda “Perché la calligrafia rinvenuta sulla busta contenente la presunta lettera di addio non corrisponderebbe a quella del giovane?” Nessuna ancora la risposta alla domanda “Come mai sono spariti dall’auto di Ivan delle chiavi e delle telecamere?”.

Domande lasciate cadere nel vuoto, nel silenzio. Troppa la fretta con cui si è cercato di archiviare il caso come suicidio, fin dal primo momento.

Il corpo di Ivan è stato rinvenuto la mattina del 22 giugno 2015, impiccato con un cavo microfonico ad un albero d’ulivo in una campagna alla periferia di Acquarica del Capo, in località Calie, non lontano dallo studio di registrazione del dj. Il cellulare in tasca, una lettera d’addio ai genitori scritta al pc rinvenuta nell’auto in una busta su cui vi era scritto a penna “X Mamma e Sergio” con una grafia non corrispondente a quella di Ivan. Ma la perizia calligrafica richiesta dai legali, avv. Paola Scialpi e Gianluca Raco, non è stata concessa. Dai suoi effetti personali mancavano un pen drive, un hard disk, un mazzo di chiavi, e due telecamere (che avevano ripreso cosa e/o chi?).

Apparentemente nessun motivo per compiere un gesto simile pareva esserci nella vita del dj 34enne, talentuoso musicista e radio speaker, che aveva, appena un mese prima del decesso, inaugurato un nuovo studio di registrazione, collaborazioni musicali nascenti lo vedevano impegnato in progetti importanti, uno splendido rapporto con papà Sergio, da cui aveva ereditato la passione per le radio, e mamma Rita, a cui aveva dedicato uno dei suoi ultimi pezzi “Strati d’anima”, la conferma data all’amica e collega Anna circa la sua presenza ad una cena per suggellare il successo legato alla nuova radio in cui lavorava, cena prevista proprio la sera del 21 giugno. Nella vita del giovane Ivan, inoltre, nelle settimane immediatamente precedenti alla tragedia, nuovi rapporti di amicizia e nuove frequentazioni lasciavano ben sperare di poter voltare pagina dopo la brutta delusione causata dalla fine della storia con l’uomo più grande.

Mamma Rita e papà Sergio hanno cercato la verità fin dal primo momento, ottenendo di aprire un’indagine a carico di ignoti per gli ipotizzati reati di istigazione al suicidio e omissione di soccorso.

Nei due anni trascorsi hanno continuato a chiedere, senza ottenere alcuna risposta: “Ci sentiamo abbandonati. Ci hanno isolati”. Non sono affatto convinti si sia trattato di suicidio. Si chiedono se sia realmente stato un atto estremo, quello del loro Ivan, o piuttosto un caso di istigazione al suicidio, di omissione di soccorso, o, peggio ancora, un omicidio camuffato da suicidio. Con l’ausilio di legali, Paola Scialpi e Giancarlo Raco, i familiari sono alla ricerca estenuante della verità.

Negata l’ archiviazione del caso, proposta inizialmente dalla pm Carmen Ruggiero, che aveva contestato l’accusa di istigazione al suicidio a carico di ignoti, attesa e ottenuta la camera di consiglio, anticipata dal gip Vincenzo Brancato, che non ha archiviato il caso, per il 27 gennaio 2017 e poi nuovamente rinviata al 10 febbraio, ora si attende ancora di sapere l’esito delle indagini accordate.

La verità non è stata ancora svelata. Noi continueremo a scriverne, a cercarla, insieme a mamma Rita e papà Sergio.

di Prisca Manco