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La mafia diventa materia di studio alla Statale di Milano

Si parlerà di mafia e potere, Stato e democrazia. Ma anche di economia e corruzione, tutti argomenti caldi, anzi caldissimi. Il dottorato sulla criminalità organizzata è stato inserito dal Ministero della Pubblica Istruzione tra quelli “innovativi” e “a carattere internazionale”. In effetti il suo taglio sarà nuovo: è la prima iniziativa del genere in Italia.

A condurre i corsi, da domani all’Università Statale di Milano, sarà Nando dalla Chiesa, docente di Sociologia della Criminalità Organizzata presso la Facoltà di Scienze Politiche Economiche e Sociali, che nell’ateneo insegna anche Organizzazioni Criminali Globali, Sociologia e Metodi di Educazione alla Legalità, Gestione e Comunicazione di Impresa. “Non sarà una batteria di lezioni frontali, come una super-università, ma un ‘sentiero’ impegnativo e guidato: fatto di incontri, visite, viaggi e seminari”, assicura all’Adnkronos dalla Chiesa, che alla Statale dirige anche l’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata e la “Rivista di Studi e Ricerche sulla Criminalità Organizzata”.

“L’idea è di offrire ai dottorandi la possibilità di conoscere, nei primi due anni -il terzo sarà quasi totalmente dedicato alla ricerca e alle tesi- tutti i maggiori studiosi della tematica criminale, una trentina. Ad essi verrà chiesto di tenere ciascuno ‘la lezione della loro vita’ sull’argomento sul quale ritengono di aver portato nella loro vita il maggior contributo. L’incontro dei laureati avviene, dunque, non solo con un insieme di conoscenze, ma anche con una biografia, una storia contestualizzata”.

“Questo dottorato, il massimo livello di formazione accademica- spiega ancora il presidente del Comitato tecnico-scientifico antimafia della Regione Lombardia, nonché presidente onorario dell’associazione Libera- è il coronamento di un lavoro di anni partito nel 2009. Finalmente l’università italiana offre un percorso generale e completo; abbiamo anche un laboratorio biennale di giornalismo antimafioso. E tutto questo in un periodo di spending review”.

Si va, infatti, dall’introduzione negli studi universitari del primo insegnamento ufficiale sulla mafia (Sociologia della criminalità organizzata), al debutto delle università itineranti sulla ‘Legalità difficile’ (all’Asinara, a Cinisi, Casal di Principe, Ostia e isola di Capo Rizzuto), alla creazione del corso post laurea in Scenari internazionali della criminalità organizzata e della fondazione dell’Osservatorio ad essa dedicato (Centro di ricerca interdipartimentale). Infine, dal 2017 al 2018, ecco la nascita del curriculum di laurea magistrale in ‘Legalità e criminalità organizzata’.”Un’esperienza, per me, straordinaria”, commenta dalla Chiesa. Insomma, per una volta, da far invidia agli atenei stranieri.

“Il fatto che l’università inizi a organizzarsi seriamente per studiare la mafia costituisce un passaggio storico sul piano scientifico-culturale. Vuol dire che la massimo istituzione culturale del Paese si occupa di uno dei massimi problemi della storia nazionale. Di un fenomeno che ha condizionato la nostra vita politica e istituzionale, l’economia e la cultura, che ha minato l’autorità e la legittimità dello stesso Stato. Essere rimasta estranea a questa problematica per un secolo e mezzo è colpa grave dell’accademia, che da sola segnala l’inadeguatezza e la vetustà degli ordinamenti didattici e delle competenze scientifiche offerte al Paese”.

fonte: adnkronos.com