Ascoltaci online

ascolta la nostra radio in streaming

Carnevale in Puglia – Le tradizioni di Putignano

È una delle celebrazioni più antiche: il Carnevale di Putignano ha inizio nel 1394, e da allora il piccolo borgo della Murgia barese ha saputo mantenere intatti vigore e folclore della festa. Tutto ha origine oltre sei secoli fa, quando, secondo la leggenda, l’Ordine dei Cavalieri di Malta decise di trasferire le reliquie di Santo Stefano a Putignano: con l’arrivo delle spoglie, i contadini abbandonarono il lavoro nei campi e cominciarono a decantare in dialetto versi popolari, dando così vita al primo Carnevale del luogo. Caratteristica principale della festa è la sua lunga durata: si comincia, infatti, il giorno di Santo Stefano, il 26 dicembre, con l’accensione del cero tradizionale in segno di perdono dei peccati, e la festa delle Propaggini, incentrata sulla recita satirica in dialetto locale, messa in scena dai cosiddetti propagginanti.

Si prosegue poi con le parate di maschere e carri allegorici, nelle domeniche che precedono il Mercoledì delle Ceneri, un’usanza relativamente recente, cominciata a seguito del regime fascista. Prima però, durante il giorno di Sant’Antonio Abate, il 17 gennaio, è la volta degli scioglimenti gerarchici, dello scherno, la burla e dei ribaltamenti sociali, da sempre elementi centrali di questo periodo dell’anno. È il giorno dedicato alla beffa, nei confronti dei monsignori in primis, ma anche dei preti, delle monache, gli scapoli e i cornuti.

La Campana dei Maccheroni

Si tratta di un rito molto antico, presente anche in altri centri del meridione, rimasto in auge fino alla metà dell’Ottocento e poi bruscamente interrotto. Anticamente, la sera del Martedì Grasso, un’ora prima della mezzanotte, il campanone della Chiesa Madre cominciava a scandire lentamente 365 rintocchi (uno per ogni giorno dell’anno) per ricordare ai putignanesi che il tempo delle feste e degli eccessi era finito e stava per cominciare quello della penitenza. Solo nel 1997 questa tradizione è ritornata in vita, trasformata in una festa di piazza, grazie agli studi del professor Pietro Sisto e all’impegno dell’Associazione Culturale “La Zizzania”. In Piazza Plebiscito, sotto il sagrato della Chiesa Madre viene posta una campana in cartapesta e grazie ad un sistema di amplificazione si possono ascoltare i 365 rintocchi registrati su una cassetta. Si mangiano i maccheroni al sugo di pomodoro con salsiccia e si balla durante i sessanta minuti che precedono la mezzanotte, momento in cui due “officianti” cospargono il capo dei presenti con un pizzico di cenere, simbolo dell’inizio della Quaresima.

Nel 2018 è associata l’edizione n° 624.
Dall’edizione del 2013 la Fondazione del Carnevale ha imposto agli artigiani la realizzazione di carri allegorici con un tema comune, in questo caso i film di Federico Fellini.
Nell’edizione 2014 la Fondazione di Carnevale, frutto dell’esperienza dell’anno precedente, ha deciso di assegnare un tema comune per tutti i carri: la musica di Giuseppe Verdi.
L’impostazione di un tema per le sfilate è stato poi riconfermato per gli anni successivi: Sette vizi capitali (2015), Diversità (2016), Mostri (2017) e infine Eroi per il 2018.

Le specialità di Putignano

Fra le specialità tipiche locali, la farinella (che dà il nome anche alla maschera protagonista della festa), antico pasto della tradizione contadina a base di ceci e orzo tostati con l’aggiunta di sale. In passato, le famiglie versavano in un mortaio comune i legumi, che venivano successivamente sbriciolati con un pestello di pietra. Questa semplice pietanza ha rappresentato per tante generazioni di contadini l’unico pranzo consumato durante il lavoro nei campi, accompagnato con erbe selvatiche e cipolle, e spesso anche la cena, insieme al tipico macco, una purea di fave. Un piatto che ha percorso la storia del paese, divenendo, a partire dal Settecento, parte integrante anche della dieta dei nobili, che amavano gustarlo in sughi o con verdure condite. Non mancano, poi, i dolci come l’intorchiata (o intorcinata), un biscotto dalla forma intrecciata a base di mandorle, il sasanello, un altro biscottoa base di noci, mandorle e vincotto, senza dimenticare la celebre cartellata, dolce diffuso in tutta la Puglia, realizzato con una sfoglia di pasta a base di farina, olio e vino bianco, unita e avvolta su se stessa sino a formare una sorta di “rosa”, fritta in olio bollente e ricoperta con miele.