ORE 10:03 – DUE LE BOMBOLE DI GAS ESPLOSE
Sarebbe composto da due bombole di gas collegate tra loro l’ordigno esploso davanti all’Istituto professionale Morvillo-Falcone di Brindisi. Gli investigatori, secondo quanto si apprende, non hanno però ancora stabilito il tipo di innesco che ha dato il via all’esplosione. A Brindisi stanno arrivando sia gli uomini del Ros dei carabinieri sia quelli del Servizio centrale operativo della polizia.
ORE 10:13 – ERANO SU UN MURO DELLA SCUOLA
Erano sul muretto esterno della scuola – e non in un cassonetto come precedentemente appreso – le due bombole di gas esplose davanti all’istituto ‘Morvillo-Falcone’ a Brindisi. Un particolare questo che fa ritenere agli investigatori che l’ordigno avesse come obiettivo l’istituto stesso.
ORE 10:16 - UNA RIUNIONE ALLA PROCURA DI BRINDISI
A Brindisi è arrivato anche il procuratore della distrettuale antimafia di Lecce, Cataldo Motta. Parteciperà alla riunione che si tiene in mattinata nella Procura di Brindisi con le forze di polizia per le strategie di indagine sull’attentato davanti all’Istituto professionale ‘Morvillo-Falcone’ di Brindisi che ha provocato la morte di una studentessa e il ferimento di altri sette ragazzi. Lo ha reso noto il procuratore di Brindisi, Marco Dinapoli, che dirige le indagini col sostituto Milto De Nozza.
ORE 10:31 - IN ARRIVO INVESTIGATORI SCO
Il capo della polizia Antonio Manganelli, d’intesa con il ministro Cancellieri, ha inviato a Brindisi oltre al direttore centrale della polizia criminale anche i vertici del servizio centrale operativo che affiancheranno un pool di investigatori già presente sul posto.
ORE 10:38 – RAGAZZA DI 16 ANNI IN SALA OPERATORIA
E’ in sala operatoria una ragazza di 16 anni, che come la sua amica e coetanea morta, era tra le persone più vicine all’ordigno esploso. Le sue condizioni sono gravissime, con traumi toraco-addominali e ustioni su gran parte del corpo. Degli altri cinque feriti, due soli hanno ferite di lieve entità e se la caveranno – pare – con poco. Gli altri tre – a quanto si apprende – avrebbero riportato ustioni del 40%, e uno di loro avrebbe subito fratture e gravissimi danni agli arti inferiori.
ORE 10:44 – LE BOMBOLE DI GAS VICINO ALL’INGRESSO SECONDARIO
Le due bombole di gas, probabilmente collegate ad un timer, erano state collocate su un muretto vicino ad un cancello secondario della scuola Morvillo Falcone di Brindisi. L’esplosione ha coinvolto alcune studentesse che erano appena scese da un autobus urbano e stavano raggiungendo l’edificio scolastico.
10:46 – PRIME VERIFICHE CON GLI ARRESTI FATTI A MESAGNE
L’ordigno esploso davanti all’ istituto Morvillo-Falcone potrebbe essere collegato a una serie di episodi avvenuti nella zona nei giorni scorsi. E’ una delle ipotesi che si sta facendo strada tra gli investigatori che stanno cercando di capire la matrice dell’esplosione. Tra gli episodi all’attenzione degli investigatori c’è, innanzitutto, un attentato avvenuto nella notte tra il 1° e il 2 maggio a Mesagne (Brindisi) ai danni del presidente della locale associazione antiracket, Fabio Marini. L’auto di Marini venne completamente distrutta da un ordigno e ora gli investigatori vogliono capire se ci sono similitudini tra quell’ordigno e le bombole di gas esplose davanti alla scuola.
Qualche giorno dopo, la notte tra l’8 e il 9 di maggio, sempre a Mesagne, un’operazione della polizia ha portato all’ arresto di 16 persone accusate a vario titolo di associazione a delinquere con finalità mafiose, droga ed estorsione. Un’ operazione contro esponenti della sacra corona unita e che si è in parte anche basata sulle dichiarazioni di un pentito. Gli investigatori vogliono quindi capire se vi possa essere un collegamento.
ORE 10:55 – IN CORSO PERQUISIZIONI E INTERROGATORI PREGIUDICATI
Dopo lo scoppio di un ordigno confezionato con due bombole di gas vicino alla scuola professionale Falcone Morvillo di Brindisi, che ha provocato la morte di una studentessa e il ferimento di altre otto persone, Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza stanno facendo perquisizioni nelle abitazione di noti pregiudicati della città e stanno controllando i loro alibi riguardo ai movimenti delle ultime ore.
ORE 13:00 – GRAVE IL BILANCIO: MORTA UNA RAGAZZA, GRAVISSIMA UNA SECONDA
Una ragazza di sedici anni, Melissa Bassi, dilaniata dallo scoppio di un ordigno, una seconda, Veronica Capodieci, in gravissime condizioni, tre giovani con ustioni su tutto il corpo, due delle quali in gravi condizioni (una probabilmente perderà gli arti inferiori), altre cinque persone colpite in maniera meno grave: è il bilancio, orrendo, di un attentato compiuto dinanzi ad una scuola brindisina, l’Istituto Professionale di Stato per i Servizi Sociali ‘Francesca Laura Morvillo Falconè di Brindisi, che conta 600 alunni. Le persone in condizioni meno gravi sono tre studenti che vengono soccorsi in ospedale per forti manifestazioni da ansia e due passanti che vengono curati perchè colpiti da otalgie a causa dello scoppio.
ORE 13:07 – FORSE TROVATO IL TELECOMANDO
L’ordigno scoppiato oggi a Brindisi forse era un ordigno comandato a vista perchè sarebbe stato trovato il telecomando. La notizia – non confermata da fonti ufficiali – circola insistentemente nell’ospedale Perrino di Brindisi.
ORE 13:32 – MANGANELLI: NON DAREMO LORO TREGUA
“Non daremo loro tregua. Li prenderemo e si pentiranno di questa nefandezza”. Lo dice il capo della polizia, Antonio Manganelli, commentando l’attentato a Brindisi.
ORE 13:57 – IL BOLLETTINO MEDICO: UNA RAGAZZA MORTA, ALTRI 5 I FERITI
Una giovane morta al pronto soccorso, cinque pazienti sono ricoverate in ospedale, altri cinque pazienti sono stati dimessi dopo aver ricevuto cure. E’ il bilancio dell’esplosione reso noto dal direttore sanitario dell’Asl Brindisi, Graziella Di Bella, con un bollettino medico.
Secondo il bollettino della dott.Di Bella, due pazienti sono ricoverate in chirurgia plastica, una delle quali «con ferite profonde agli arti inferiori da avviare in sala operatoria ed un’altra paziente con ustioni sul 20% del corpo di I e II grado». Due pazienti sono invece ricoverati nel Centro ustioni dell’ospedale brindisino «in prognosi riservata di cui una attualmente in sala operatoria e un’altra con il 40% di ustioni di cui il 30% di III grado in condizioni stazionarie».
Una paziente è «ricoverata nel reparto di rianimazione in prognosi riservata attualmente in sala operatoria con lesioni da scoppio a prevalenza toracica». Il direttore sanitario informa ancora che due pazienti sono stati dimessi dal pronto soccorso dopo aver ricevuto cure per otalgia da scoppio e tre pazienti sono stati «dimessi dal pronto soccorso con reazione ansiosa ad avvenimento».
ORE 14:20 – TROVATI I RESTI DI UN TIMER E NON DI UN TELECOMANDO
I resti di un timer (e non di un telecomando) sono stati trovati dagli investigatori nei pressi della scuola ‘Morvillo Falcone’ dinanzi al cui ingresso è stato compiuto un attentato dinamitardo che ha provocato la morte di una studentessa. Lo si è appreso da fonti investigative.
ORE 14:25 – TIMER, ORDIGNO ESPLOSO CON DIECI MINUTI IN ANTICIPO
Il timer trovato nei pressi della scuola ‘Morvillo Falcone’ era bloccato, secondo indiscrezioni, sulle 7.55 ma l’esplosione dell’ordigno rudimentale è avvenuto intorno alle 7.45. Sul luogo dell’attentato sono ancora in corso i rilievi da parte della polizia scientifica. A breve comincerà in Prefettura una riunione del Comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico al quale è prevista la partecipazione del procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, che sta raggiungendo Brindisi.
ORE 15:20 – CONCLUSO INTERVENTO VERONICA
«L’intervento chirurgico sulla paziente in prognosi riservata ricoverata in rianimazione si è concluso. Sono intervenuti i chirurghi generale, toracico, plastico e ortopedico. Parametri vitali stabili. La paziente con prevalenza del trauma toracico sta per essere trasferita presso la rianimazione del presidio ospedaliero di Lecce per la competenza chirurgica di cui sopra». Lo scrive in un aggiornamento medico il direttore sanitario Asl Brindisi, Graziella Di Bella.
ORE 16:22 – PROCURATORE LECCE: POTREBBE NON ESSER MAFIA
“Potrebbe non essere una organizzazione mafiosa” ad aver compiuto l’attentato dinanzi alla scuola Morvillo Falcone di Brindisi che ha provocato un morto e diversi feriti. Lo ha detto il procuratore della Repubblica di Lecce, Cataldo Motta, parlando con i giornalisti al termine della riunione in Prefettura.
“Le organizzazioni mafiose locali – ha spiegato Motta – sono alla ricerca di un consenso sociale. Sarebbe un atto in controtendenza perchè sicuramente aliena qualsiasi simpatia nei confronti di chi lo ha commesso”.
Motta ha aggiunto di non credere che l’obiettivo vero dell’attentato fosse il palazzo di giustizia di Brindisi, distante poche decine di metri dal luogo dell’attentato e che l’obiettivo fosse invece proprio la scuola.
«Troppe coincidenze potrebbero essere solo tali. Bisogna comunque chiedersi a chi interessa e chi se ne avvantaggia. In genere gli atti terroristici vengono rivendicati, qui rivendicazioni non ce ne sono». Lo ha detto il procuratore della direzione distrettuale antimafia di Lecce, Cataldo Motta, parlando con i giornalisti.
Motta ha fatto qualche dichiarazione a conclusione della riunione in prefettura di coordinamento delle indagini.
La pista del terrorismo internazionale – ha detto Motta – «è un’ipotesi non accreditabile sulla base di elementi oggettivi». «Sino a quando – ha concluso – non abbiamo degli elementi che consentano una lettura tranquilla, io mi asterrei da valutazioni che possano creare ulteriore allarme».
MARITATI: «STENTO A CREDERE SIA STATA MAFIA»
“Stento a credere che possa essere stata la mafia a compiere l’attentato di Brindisi perchè a noi componenti della Commissione antimafia non risultava alcun allarme o preallarme su rischi del genere: occorre capire se lo strano tentativo di suicidio di Bernardo Provenzano, subito sventato nel carcere di Parma, sia stato un segnale dato all’esterno. Ma nella valutazione di questo crimine efferato che colpisce i nostri giovani, che sono gli affetti più cari delle famiglie, bisogna essere cauti”. Queste le prime considerazioni del commissario antimafia Alberto Maritati, il senatore del Pd con una lunga esperienza di magistrato in Puglia, la sua terra.
“Nemmeno in Medio Oriente, nemmeno in Palestina, che pure sono territori travagliatissimi, si è arrivati a colpire le scuole. Per questo – prosegue Maritati, parlando con l’ANSA – mi viene anche in mente che si possa trattare di un attentato non voluto, di un progetto criminale andato oltre l’obiettivo prefissato. Chiaramente tutti preferiremmo che fosse così, piuttosto che pensare che qualcuno abbia voluto deliberatamente uccidere ragazze indifese e innocenti”.
Maritati punta l’indice sul silenzio dei servizi di intelligence. “Questo attentato – sottolinea il senatore – colpisce il Paese nel sonno e il capo dei servizi deve dare una spiegazione perchè non hanno sentito volare una mosca. Come mai in Italia non si riesce mai a sapere in anticipo che si stava per realizzare un fatto del genere? Eppure tutti i cittadini sono monitorati e i nostri servizi sanno controllare bene. Purtroppo si fanno troppi controlli inutili. Dico tutto questo pur essendo grato alle forze dell’ordine per il loro lavoro”.
Con riferimento all’operazione ‘Die Hard’- una imponente retata fatta lo scorso 9 maggio a Mesagne, la patria della Sacra Corona Unita, e il paese dal quale provenivano le vittime dell’esplosione – Maritati non esclude che ci possano essere “correlazioni”. Come un “collegamento” potrebbe esserci con il ventennale della strage di Capaci, con l’arrivo della carovana della legalità in Puglia e con l’intitolazione della scuola colpita a Giovanni Falcone e alla moglie Francesca Morvillo. Però il senatore dice anche che “quella del Salento non è la mafia siciliana: la scelta stragista la Sacra Corona non l’ha mai compiuta. Comunque sia, non siamo al corrente di alcun ‘dibattitò interno tra i clan pugliesi, come avvenne in Cosa Nostra tra Riina e Provenzano”.
“E’ vero che la criminalità organizzata pugliese è sanguinaria, che ci sono i cento morti lasciati sull’asfalto dalla faida salentina, ma il salto nell’eversione – rileva Maritati – non c’è mai stato. Bisogna andare indietro di almeno venti anni, quando vi fu il fallito attentato al rapido Milano-Lecce, per trovare qualche indizio del genere”. “E’ noto, invece, alle forze dell’ordine – prosegue il senatore – che la criminalità pugliese dispone di ingenti quantità di esplosivo. Certo non è da escludere la scia del terrorismo. Ma, in genere, questo tipo di matrice non rimane mai silente”.
“Prostrazione, questo il mio stato d’animo di fronte a queste giovani vittime e alle loro famiglie”, conclude Maritati.









